Martini utilizzò quelle due parole, ancora oggi profondamente evocative, tratte dalla parabola del buon Samaritano, per dare un nome al lungo cammino compiuto dalla diocesi di Milano sul tema della carità.
Per l’Arcivescovo quel convegno rappresentò la “tappa conclusiva di un progetto pastorale globale iniziato nel 1980 e articolatosi in cinque tappe: dalla dimensione contemplativa all’ascolto della Parola, alla centralità dell’Eucaristia e a una Chiesa della missione e della carità”.
Già nella sua prima lettera pastorale (La dimensione contemplativa della vita, 1980), Martini indicava la carità come riferimento fondamentale del cammino di ogni cristiano: essa è “la realtà più importante a cui la preghiera si deve orientare”.
Culmine del percorso fu la lettera pastorale del 1985 – intitolata “Farsi prossimo” –, con il successivo convegno, che, dopo più di un anno di lavoro sinodale, si svolse al Centro congressi di Assago, dal 21 al 23 novembre 1986. Furono giorni di ascolto, testimonianze, riflessione e proposte. Quaranta commissioni lavorarono sui temi della pace, della giustizia, del lavoro, dell’ambiente, della comunicazione e anche dell’impegno politico dei cattolici, a partire proprio dal “segno decisivo della carità”, perché “la carità è un fatto personale e allo stesso tempo collettivo, che nasce in una comunità nutrita dal Vangelo”.
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